Scrivere di Giacomo Casanova significa sempre confrontarsi con un mito: l’avventuriero, il libertino, il seduttore. Eppure, chi legge le sue Mémoires con attenzione scopre presto un’altra sfaccettatura, quella del “ghiottone veneto”, amante sincero del buon cibo e del buon vino, convinto che la tavola fosse non solo luogo di piacere, ma strumento di relazione, di mediazione e di conquista. È su questa prospettiva che si innesta il volume di Anna Maria Pellegrino e Giampiero Rorato, A tavola con Casanova. Piatti e vini di un ghiottone veneto, che coniuga la profondità dello studio storico alla leggerezza della divulgazione gastronomica.


Un approccio originale

Non siamo di fronte a un semplice ricettario “settecentesco”, né a un saggio erudito e distante. Pellegrino e Rorato adottano un metodo di ricerca che intreccia fonti dirette, cronache coeve e ricostruzioni gastronomiche, restituendo un Casanova vivo e sorprendente. La loro scrittura possiede l’eleganza di chi conosce bene il mestiere della narrazione e la concretezza di chi frequenta cucine e cantine.

Già Casanova annotava, nelle Mémoires:

«Amavo l’arte del pranzo: non soltanto per il gusto delle cose buone, ma per la compagnia, per le conversazioni, per l’ospitalità che essa prometteva.»

E il libro dimostra quanto questa “arte del pranzo” fosse centrale nella sua vita, segno di un uomo che sapeva riconoscere la raffinatezza delle materie prime e il ruolo sociale del banchetto.


La tavola del Settecento come teatro

Il volume ci guida dentro i rituali conviviali del XVIII secolo, quando a tavola non si consumavano solo cibi, ma si intrecciavano affari, amori, scambi di idee. Per Casanova, un invito a cena era spesso preludio a un incontro più intimo o a una trattativa politica. La tavola come scena, dunque, in cui piatti e vini diventano co-protagonisti di storie di seduzione e diplomazia.

La ricostruzione gastronomica è precisa e affascinante: ostriche e frutti di mare, carni elaborate, dolci speziati, vini della Serenissima ma anche bottiglie francesi già ambite e celebrate. Non mancano le ricette rilette in chiave moderna, capaci di restituire suggestioni senza cadere nella mera filologia: veri inviti a trasformare la lettura in esperienza sensoriale.


Storia, gusto e contemporaneità

La forza del libro è nella sua capacità di conciliare rigore e leggerezza. Il lettore trova il contesto storico, i riferimenti letterari, ma anche spunti concreti di cucina e di enologia. È un testo che si può leggere in poltrona come un saggio colto, ma anche tenere a portata di mano in cucina, per cimentarsi in qualche preparazione che rievoca i fasti della tavola veneziana settecentesca.

Scrive ancora Casanova:

«Chi ama la buona tavola ama anche la conversazione e l’arte.»

Una frase che sintetizza il senso del volume: la cucina come ponte tra piacere materiale e piacere intellettuale, la tavola come luogo in cui il gusto incontra la cultura.


Un contributo prezioso

In un panorama editoriale spesso diviso tra saggi accademici e volumi illustrati privi di profondità, A tavola con Casanova occupa una posizione originale: libro colto ma accessibile, elegante ma concreto, che parla tanto agli studiosi di storia del gusto quanto ai semplici appassionati e che dimostra ancora una volta come la civiltà della tavola sia parte integrante della nostra identità culturale. Pellegrino e Rorato restituiscono a Casanova una dimensione autentica e poco indagata: quella di uomo che sapeva sedurre non solo con le parole e i gesti, ma con il cibo e il vino scelti con cura, con la conversazione intorno a una tavola ben apparecchiata, con la lentezza di chi sapeva trasformare ogni pasto in un banchetto di vita.

In conclusione

A tavola con Casanova non è soltanto un libro su Casanova: è un viaggio nel gusto di un’epoca, un invito a riflettere sul rapporto tra cucina, società e cultura. Un testo che arricchisce la bibliografia gastronomica italiana e che merita un posto privilegiato nelle nostre librerie. Perché, come avrebbe detto lo stesso Casanova, “non vi è piacere che non passi, in un modo o nell’altro, per la tavola.”

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